Laboratorio

L’abito liturgico è un compito

di Enzo Bianchi – Priore di Bose

L’abito nella Bibbia

Nella Bibbia ricevere un abito e rivestirsene oppure spogliarsi dell’abito sono delle azioni colme di senso. Innanzitutto occorre ricordare che nella rivelazione, già nell’Antico Testamento, l’abito esprime la condizione contraria alla nudità. E se la nudità rimanda alla condizione di vergogna, di peccato, di infedeltà, di fragilità (cf. Gen 3,7; Ez 16,37-39), nonché al serpente dell’inprincipio, che appare «nudo» (Gen 3,1), l’abito, al contrario, manifesta la dignità necessaria per presentarsi davanti al Signore (cf. Gen 3,21; Is 52,1; Sir 6,29-31).

È Dio che, quando chiama a sé un credente per conferirgli una missione o un servizio, gli dà anche un abito, un vestito santo (kutonet), in modo da in-vestire chi lo porterà, affinché sia evidente che non da sé ma per volontà di Dio l’inviato compie azioni e gesti nel suo Nome. L’abito deve dire l’identità di chi lo porta: un sacerdote come Aronne (cf. Es 28,41; 29,5; 40,13), un profeta come Elia e Giovanni il Battista (cf. 2Re 1,8; Mc 1,6; Mt 3,4)

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20 anni di nobile semplicità

Abbiamo cercato nel corso di questi anni di dare unicità alle nostre creazioni lavorando, confrontandoci e mettendoci in gioco con artisti, tessitori e professionisti del settore, esponendo e fornendo il risultato del nostro operato in prestigiosi luoghi di culto, in collaborazione con i vari uffici liturgici diocesani.

Oggi, la curiosità è ancora viva, la voglia di sperimentare, di conoscere e di confrontarci ci stimola ad andare avanti, verso quell’auspicato punto di arrivo e mai di partenza: la semplicità, la nobile semplicità.

Le creazioni di atelier Sirio

di Enzo Bianchi – Priore di Bose

Le casule SIRIO
Gli abiti liturgici della ditta Sirio di Massimiliano Sartirani e dei suoi collaboratori – in modo del tutto particolare le casule che sono il prodotto più rappresentativo ed esemplare della sua creazione – assolvono appieno il senso dell’abito liturgico che ho qui cercato di presentare. Il particolare valore delle creazioni di Sirio si riconosce anzitutto dalla qualità dei tessuti, risultato di una continua ricerca, di una accurata selezione delle materie, di un lavoro di composizione scrupoloso. Ciò consente che anche i tessuti più semplici non siano mai dozzinali. Della qualità dei tessuti ne sono eloquenza i colori, vivi, densi, profondi. Tutto questo sì che le casule di SIRIO siano segno della bellezza quella autentica, che il Concilio ha chiamato “nobile semplicità”. Queste casule mostrano senza ostentare, raggiungendo lo scopo di ogni segno liturgico, quello di rivelare. Non esito a riconoscere che le casule di SIRIO contribuiscono alla qualità cristiana della sua liturgia, partecipano allo spessore evangelico dell’azione liturgica, concorrono a evangelizzare i segni di cui la liturgia è composta. Mi ha sempre colpito la passione di Massimiliano Sartirani che, venti anni fa, molto giovane, ha iniziato con convinzione questa attività difficile ed impegnativa e che ora raccoglie il meritato riconoscimento. Con le sue creazioni dimostra di sapere che creare un abito liturgico non è solo un lavoro ma un compito. Un monaco come me deve saperlo che la cocolla che indossa per la preghiera, così come deve saperlo un presbitero che si riveste della casula per presiedere l’eucaristia, chiunque indossa un abito liturgico deve saperlo: l’abito che indossa per la preghiera liturgica è per lui un compito. Il compito di vedere il volto di Dio, di tendere a lui il proprio volto, di offrire a tutti un volto in cui Cristo possa riflettere il suo volto (cf. 2Cor 3,18).

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